TENCHU 3: WRATH OF HEAVEN
Nel '98, quando Acquire, allineandosi a titoli che da lì a poco avrebbero
lasciato la loro impronta, propose Tenchu, l'idea di gioco stealth appariva
come una variazione del tutto originale sul tema dell'action game. Raggirare
anziché affrontare: geniale !
Ma ora che il senso dell'intuizione kojimiana fa capolino nelle produzioni più
variegate, da Tomb Raider a Zelda, da Spider Man a Shen Mue, il ninja
simulator, alla sua terza incarnazione, non può più vantare l'uso di
meccaniche di gioco in certa misura aliene dal contesto della restante offerta
videoludica. Inoltre, dopo la parziale delusione rappresentata da Birth of
Assassins, secondo capitolo della serie, uno dei timori che avevano preso
corpo con l'approssimarsi dell'uscita di Wrath of Heaven era che il franchise
non fosse in grado di presentarsi con rinnovato vigore all'appuntamento con il
128bit Sony. Osserviamo dunque il lavoro svolto dal team di programmatori K2.
Il fascino del ninja
Rikimaru ed Ayame, i ninja del clan Azumi al servizio di Godha, ed in seguito
il medico Tesshu, sono i personaggi messi a disposizione per dipanare le
vicende che li vedranno opporsi al malvagio Tenrai nel tentativo di scatenare
sulla di lui capoccia la furia dei cieli, la WoH appunto, una mossa tanto
devastante da uccidere sì l'avversario, ma anche da lasciare stremato chi ne
fa uso.
Fra villaggi e castelli, cimiteri e miniere, canneti innevati e templi
buddisti, K2 imbandisce dieci livelli nei quali il giocatore può mettere alla
prova le proprie capacità d'infiltrazione cimentandosi con il raggiungimento
di obiettivi che variano in relazione alla scelta del personaggio con cui si è
preferito affrontare il titolo. A missioni discretamente diversificate non
corrisponde tuttavia altrettanta varietà di gioco: che si debba punire un
corrotto mercante, salvare una principessa o recuperare un particolare
artefatto, WoH, nel bene e nel male, si gioca sempre al medesimo modo. Salvo
rarissime occasioni dal sapore di intuizioni non approfondite, il tutto
consiste nell'applicarsi in quelle atletiche peripezie irrinunciabili per un
buon ninja: avvicinarsi alle spalle per colpire a tradimento, mirare dalla
distanza con dardi avvelenati, usare con parsimonia i pochi gadget che è
possibile trasportare ed appiattirsi sui muri tramite la pressione del tasto
R1. Un'azione sempre uguale a se stessa trova tuttavia la sua ragion d'essere
grazie ad un level design coscienzioso:chiunque accetti il ruolo di assassino
silenzioso che Tenchu gli impone non potrà non apprezzare quanto la ponderata
dislocazione di anfratti e guardie sia in grado di mantenere vivo interesse e
tensione. Latitano tuttavia innovazioni di rilievo ed il gameplay rimane più
che fedele alla tradizione. E' comunque il caso di sottolineare quanto
meccaniche di gioco stealth si dimostrano affini con l'universo proposto: WoH
rappresenta un caso assai raro in cui tutti gli elementi formano un corpus
coerente.
Piccoli graditi aggiustamenti riguardano inoltre il sistema di combattimento
arricchito di potenzialità e di spessore da nuova abilità e, soprattutto, dal
lock all'avversario: finalmente orientare il personaggio controllato verso il
nemico contro il quale si combatte non è più impresa ardua come prima.
A conti fatti K2 riesce nel compito di mantenere intatta la malia particolare
che aveva caratterizzato il primo capitolo di questa serie. E' un fascino di
natura in un certo senso extraludica; si tratta forse dell'esotismo
dell'ambientazione, il Giappone feudale, con i suoi castelli e le sue storie
di onore e tradimenti; forse della qualità delle musiche; forse del piacere di
calarsi nei panni di una figura lontana e mitica, eppure così radicata nel
nostro immaginario, come quella del ninja.
Salto generazionale
Da un punto di vista squisitamente tecnico K2 propone un prodotto del tutto in
linea con lo standard medio dei giochi per PS2; l'engine disegna senza
incertezze personaggi ed ambienti composti da un numero di poligoni adeguato
per non sembrare scarni e ricoperti da texture a volte un poco ripetitive, ma
raramente fuori luogo o fastidiosamente sgranate. Le animazioni dei
protagonisti, soprattutto quelle che premiano il giocatore ad ogni stealth
kill, sono di buon livello e rendono giustizia alle capacità motorie dei ninja;
le guardie al contrario sono spesso caratterizzate da movenze di qualità
piuttosto bassa e malamente collegate fra di loro.
Si tratta dunque di un titolo che, sebbene non presti il fianco a critiche non
dettate da un eccessiva e caparbia ricerca del difetto, neanche presenta
picchi qualitativi in grado di sorprendere: niente che faccia indignare per
trascuratezza, niente che lasci stupefatti per appetibilità visiva. E'
comunque - bisogna sottolinearlo - un passo avanti per una serie che, nelle
sue precedenti incarnazioni, appariva segnata da una realizzazione tecnica
assolutamente sconfortante.
Veri punti deboli del gioco rimangono invece la gestione della camera,
incapace soprattutto negli ambienti più angusti di riprendere con chiarezza
l'azione, e l'intelligenza artificiale che governa i comportamenti degli
avversari. Considerandone l'importanza in questo specifico genere di gioco,
non pare che l'AI abbia ricevuto le attenzioni che sarebbero state necessarie.
Mentre alcune scelte appaiono comprensibilmente finalizzate a mantenere
intatta la fruibilità del titolo, altre sembrano ingenuità di cui si sarebbe
volentieri fatto a meno. Così, anche se accettiamo di buon grado guardie dalle
possibilità sensoriali fortemente limitate ed incapaci di mantenere il loro
stato di allerta per più di una manciata di secondi, risulta difficile
perdonare comportamenti eccessivamente anomali: c'è chi si ostina a camminare
contro pareti nella (vana) speranza di ritornare, dopo un inseguimento, alla
postazione assegnatagli, chi avvistato l'intruso si getta in un dirupo nel
tentativo di raggiungerlo, mentre altri, dopo averlo accerchiato, si
colpiscono accidentalmente fra di loro...
Commento
WoH, senza ambire a settare nuovi standard, riesce a riportare il franchise
sui propri binari riparando certo ad alcune carenze, ma anche limitandosi a
percorrere solo sentieri già battuti: è in buona parte la filosofia del sequel,
la filosofia del more of the same. Non si tratta tuttavia di una constatazione
di natura squisitamente negativa: sebbene non privo di difetti la prima
incarnazione 128bit di Tenchu si presenta come un gioco solido, discretamente
longevo ed in grado di rapire in virtù del riuscito connubio fra
l'ambientazione, il ruolo di ninja e le meccaniche di gioco di matrice stealth.
Un titolo che verosimilmente sarà in grado di entusiasmare i fan della serie,
gli aspiranti ninja e giocatori non troppo esigenti, lasciando invece
insoddisfatti i palati fini che in un videogioco pretendono qualità in grado
di affrancarlo in maniera più decisa dalla mediocrità.
Pro:
- Atmosfera intrigante
- E' il simulatore di ninja
Contro:
- Intelligenza artificiale e camera difettose
- Doppiaggio in italiano piuttosto scadente