STUNTMAN
E’ ormai da quasi un anno e mezzo che esaminando l’ampia schiera di racing
games sul monolito bisogna fare seriamente i conti con un certo Gran Turismo
3. Chi fino ad ora ha tentato di sfidare l’eminenza dell’ultima creatura di
Polyphony Digital nel suo medesimo territorio ha fallito piuttosto
miseramente. E in virtù di ciò è da considerarsi come primo merito di Stuntman
quello di approcciarsi al genere racing in maniera diversa rispetto alla
concorrenza, come impone la tradizione Reflections. Scongiurato quindi a
priori il rischioso braccio di ferro con il Re, Stuntman parte con l’ambizione
di guadagnarsi il favore di quelli che delle corse apprezzano la
spettacolarità e l’adrenalina degli inseguimenti a tavoletta, delle acrobazie
e degli incidenti esplosivi, piuttosto che la ricerca del record su giro o
della traiettoria ideale.
Scena 1: Prima…Motore…Azione!
Come già suggerisce il titolo, l’ultima produzione dei Reflections,
all’esordio su Ps2, tenta infatti di simulare la carriera di uno stuntman,
alle prese con sei diversi film. Negli intervalli tra un lavoro e l’altro si
trova anche il tempo per spettacolari esibizioni in un’arena festante, tra
pile di automobili da abbattere e il classico salto nel cerchio infuocato. E’
questo insomma il fulcro dello story mode, che costituisce il principale
stimolo ludico, sebbene siano presenti altre due modalità (sfide di velocità e
editor di stunt) di minore interesse, che consentono di allenarsi e divertirsi
nell’arena in modo libero con i bolidi sbloccati nella modalità carriera. Non
è l’originalità del concept tuttavia che deve scoraggiare i driver
occasionali: la cura riposta nel tentativo di farci immergere della
“dimensione stuntman” è decisamente adeguata. Dai fotogrammi storici in bianco
e nero del filmato introduttivo, passando per l’atteggiamento schivo e
sbrigativo del nostro alter ego virtuale (doppiato ottimamente), fino ai
rimproveri perniciosi del regista: gli elementi che compongono ciò che per gli
americani si chiama presentation sono assemblati con grande cura e stile ,
tanto da rendere quasi palpabile il fascino del lavoro dello stuntman,
pericoloso e oscuro allo stesso tempo. Visti questi presupposti, aspettarsi un
gameplay frenetico, spudoratamente arcade sarebbe almeno all’apparenza lecito.
Stuntman invece rimane saldamente fedele alla sua presunzione simulativa, e
quindi si rende fin da subito inadatto per quella larghissima fascia d’utenza
soft-core, che da un gioco vuole solo divertimento immediato e spensierato. La
fisica oltremodo sofisticata rende molto impegnativa la padronanza della
numerosa gamma di veicoli di cui dovremo prendere il comando (jeep, auto della
polizia e auto gialla di Hazzard incluse). Una corretta distribuzione dei pesi
in prossimità di un salto ad esempio diventa essenziale sia per la riuscita
del salto stesso, sia per evitare un atterraggio rovinoso. Allo stesso modo
una frenata prolungata eccessivamente o un freno a mano tenuto tirato un
secondo di troppo possono avere conseguenze funeste. Il perché di tanta
preoccupazione è semplice: in un film non c’è spazio per improvvisazioni o
errori, e su questo concetto i Reflections sembrano avere deciso di sviluppare
l’intero gameplay. Il sospetto di intenti sadici da parte dei coders
anglosassoni si concretizza subito nelle prime grigie curve londinesi: gli
obiettivi da completare e i pericoli da scampare sul set sono tantissimi, e la
pratica necessaria per arrivare interi alla fine è davvero molta. Come se non
bastasse, un regista decisamente pretenzioso non manca di fermarci ogni qual
volta siano evasi gli esigui limiti di tempo concessi. La deformabilità di
ogni singolo componente della carrozzeria delle vetture presenti sul set è
un’arma a doppio taglio; se da un lato costituisce una caratteristica di
sicuro impatto dal punto di vista visivo, è anche vero che finisce per essere
un ulteriore gravoso handicap per il giocatore. Ogni benché minima collisione
infatti, oltre a farci perdere tempo prezioso, causa un danno quasi sicuro al
veicolo, che per poter terminare lo stunt non deve essere eccessivamente
danneggiato. E, credetemi, uscire indenne da una galleria in contromano
zigzagando all’inseguimento di un furgone che sembra essere stato baciato
dalla sorte non è cosa da poco.
Questo però non significa che Stuntman sia un titolo privo di contenuti
interessanti. Se ci si arma di grande pazienza e si è disposti a subire quello
che si potrebbe definire il cinismo dei Reflections, portare a termine ogni
stunt può essere motivo di grande soddisfazione. Acquisire un certo feeling
con i veicoli, nonostante l’elevato livello di difficoltà, non è affatto
impossibile, e il progressivo incremento delle proprie abilità nella guida
risulta indubbiamente appagante, seppure impegnativo, mentre nella mente
riaffiora il ricordo dei fasti dell’era Psone di Destruction Derby e Driver.
Certo è però che il malsano istinto di lanciare il joypad dalla finestra si
manifesterà ugualmente…
Tecnicamente parlando…
Tecnicamente Stuntman si pone su livelli più che discreti, ma non sfiora
nemmeno l’eccellenza raggiunta da altri racing a 128 bit (Gt3 su tutti).
L’ottimo quantitativo di poligoni concentrati su vetture e ambienti, l’assenza
quasi totale di flickering e aliasing sono infatti bilanciati da un frame rate
non certo da combattimento (30 fps con cali decisamente evidenti in alcuni
stages) e textures di qualità tutt’altro che eccelsa. Se il design di ambienti
e veicoli è sufficientemente ispirato, le animazioni delle comparse che
fuggono all’impeto del nostro passaggio sono da bocciare. Dettaglio
decisamente meno trascurabile rispetto ai precedenti è la lunghezza dei
caricamenti: dato che prima di portare a termine uno stunt sono necessari
parecchi tentativi, dovere ogni volta aspettare quasi un minuto per poter
ricominciare da capo diventa spesso motivo di ulteriore frustrazione. La
qualità del sonoro oscilla tra la bontà del doppiaggio delle voci dello
stuntman e del regista, della verosimiglianza del rombo dei motori e
l’anonimato dei temi musicali. Stuntman non assume i connotati dell’esperienza
videoludica Grandiosa (non crediamo ne avesse l’ambizione) neanche per quanto
concerne la longevità. A penalizzarlo è soprattutto lo scarso fattore
rigiocabilità: ammesso di voler portare a termine (in circa 12/13 ore) lo
story mode, non bastano le due modalità libere, con tanto di extra da
sbloccare, per giustificare il recupero della confezione marcata Atari dalla
nostra collezione.
Commento
Che cos’è Stuntman? Un gioco frustrante, ingiocabile e senza buone idee?
Sicuramente no. Stuntman è un titolo originale, a tratti coinvolgente ma
difficile e minato da alcuni difetti (sia formali che strutturali) che gli
impediscono di rivelarsi con la forza delle sue grandi potenzialità. Un titolo
da tenere seriamente in considerazione soprattutto dagli appassionati del
genere “spericolato”, a cui può regalare alcune ore di sano divertimento,
mentre chi ha poca pazienza o magari digerisce poco i difetti e le scelte dei
Reflections messi in luce nella recensione, è meglio che ne stia alla larga.
Pro
+originale e cool
+fisica raffinata
+eccellente presentazione
Contro
-a tratti frustrante
-talvolta scattoso
-eccessivamente lineare