SPLINTER CELL
La cellula fantasma
Splinter Cell, ironia della sorte, è nato nell’ombra con un annuncio che quasi
è passato inosservato alla maggior parte dei media, che si concentravano su
altri titoli come il prossimo Raven Shield. Poco prima dell’E3 2002 si è
venuti a conoscenza di un prodotto diverso dal solito, avente come
protagonista non la classica squadra composta da diversi elementi ma bensì il
solo Sam Fisher, ex agente della CIA, ex Navy Seal, e ora in forza presso la
squadra Third Echelon, gruppo formato dai migliori uomini a disposizione dell’NSA.
Proprio alla fiera di Los Angeles, il gioco Ubisoft si rivelò al pubblico in
tutto il suo splendore, e la speranza di aver trovato finalmente un rivale al
mostro sacro Metal Gear Solid 2 è diventata sempre più forte con il passare di
questi mesi. 10 Marzo 2004, Stati Uniti, la storia parte da qui. Sam Fisher
viene scelto per indagare sulla scomparsa di due agenti operativi presso T’bilisi
(capitale della Georgia). Supportato dalle informazioni inviate dalla sezione
di coordinamento tattico di Third Echelon, composta da hakers e informatori,
Fisher deve entrare in azione, ottenere il massimo dei risultati sul campo e
scomparire come un fantasma.
Il gioco parte con un livello tutorial obbligatorio, dove si imparerà a
prendere confidenza con tutte le possibili azioni e capacità che avremo a
disposizione durante la nostra avventura. Sbrigata questa formalità, si inizia
a fare subito sul serio. E il gioco si fa duro, durissimo fin da subito:
Splinter Cell è si un titolo molto impegnativo ma che lascia molta libertà al
giocatore di adottare un proprio stile di gioco.
Impersonando Sam Fisher, avremo via via delle missioni da compiere con
altrettanti parametri operativi, come ad esempio evitare di uccidere civili, o
non far scattare allarmi e non far rilevare la nostra presenza, ma il modo in
cui terminare le missioni è totalmente libero e la costante fondamentale è
“esiste sempre più di un modo per raggiungere uno scopo “: chi preferisce
l’azione può ricorrere alla forza bruta, anche se questa è sicuramente la
strada meno coinvolgente e forse più complicata da seguire, e chi vuole
gustarsi al massimo questo gioco dovrà ingegnarsi nell’utilizzare al massimo
le capacità stealth di Sam Fisher.
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Io ci sono, ma tu non mi vedi….
La modalità stealth si basa molto sullo sfruttamento delle ombre. A destra
avrete un indicatore che mostra il “grado” di invisibilità agli occhi delle
guardie (o delle telecamere) e in base a quanta luce c’è in un dato punto
della scena, sta al giocatore utilizzare l’oscurità per muoversi, nascondersi
e tendere agguati.
Dopo pochi minuti di gioco, si inizia ad entrare nello spirito del personaggio
ed ad immedesimarsi completamente con lo stesso Sam Fisher. Si scoprirà presto
che la strada più breve è sempre quella più illuminata e quindi più rischiosa,
il passo successivo sarà quello di iniziare a muoversi accovacciati, oppure
camminando silenziosamente, perché in Splinter Cell più ci si muove
velocemente più si fa rumore.
Poi si capirà che è inutile sprecare un colpo di pistola quando si può
neutralizzare l’avversario cogliendolo di sorpresa e infine si inizierà a
fidarsi sempre meno del proprio istinto a vantaggio di una precisa
pianificazione delle proprie azioni. Mai agire impulsivamente, è sempre meglio
avere ben stampato in mente quello che si vuole fare e l'obbiettivo da
raggiungere.
Frequentemente vi troverete a pensare che alcune scene, piuttosto che di un
videogioco, sembrano essere parte integrante di un film d’azione: come il
muoversi su un cavo in sospensione e ad un certo punto dover fare attenzione
ai fari luminosi che illuminano la zona, oppure aspettare silenzioso ed
immobile nascosto nell’ombra il giro di pattuglia di un soldato per poi
prenderlo alle spalle e costringerlo a fare lo scanning della retina per poter
aprire una porta.
Questo è il grande punto di forza del titolo Ubisoft, saper portare il
giocatore dentro l’azione, creando un feeling unico tra il giocatore e il suo
alter ego virtuale.
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Interattività questa grande sconosciuta…
Saper sfruttare l’ambiente circostante, e le proprie abilità, è il metodo
migliore per sopravvivere, e in questo campo Splinter Cell non ha paragoni con
altri prodotti.
E' possibile accovacciarsi, appendersi, calarsi da pareti con un cavo,
appiattirsi contro il muro, arrampicarsi su certe superfici, rotolare,
spostare corpi, usarli come scudo, stare perfino in sospensione grazie allla
sola forza delle gambe tra due pareti ravvicinate, e molto altro ancora.
Oltre a questo Sam Fisher può interagire con moltissimi oggetti presenti sulla
scena, come lanciare bottiglie e lattine per attirare l’attenzione delle
guardie, usare i computer per ottenere maggiori informazioni, rompere
lampadine per creare confusione o più spesso per crearsi “una via di fuga“
nell’ombra. E ancora dovrete scassinare porte utilizzando l’apposito kit, cosa
che potrebbe riuscirvi difficile, soprattutto nei momenti di maggiore
tensione.
Molto vasto anche l’arsenale fornitoci dall’NSA, che
spazia dalla classica pistola automatica dotata di silenziatore al fucile
automatico che può essere caricato sia con proiettili normali che con speciali
proiettili di gomma dura per stordire i nemici, o con granate lacrimogene o
proiettili elettrici (usati su zone bagnate sono uno spettacolo). Così come
molto vari e utilissimi son o i “gadget “, che sembrano usciti dritti dritti
da film di spionaggio: telecamere adesive, jammer per disturbare le
trasmissioni, microfoni direzionali, il cavo ottico per guardare oltre le
porte chiuse, kit di scasso di diverso genere, fino ad arrivare ai più
classici bengala.
Nota a parte la merita il visore notturno e termico, che diventerà presto uno
strumento fondamentale per muoversi agilmente al buio.
Per quello che riguarda l’intelligenza artificiale, a parte alcune concessioni
doverose per non rendere il gioco troppo frustrante, bisogna dire che è di
eccellente livello. I vari sorveglianti cercheranno di dare l’allarme il più
in fretta possibile, se ne avranno la possibilità, oppure se saranno
insospettiti dalle anomalie che creerete come per esempio sparare ad una
lampadina, o correre su una superficie rumorosa, mentre i civili tenteranno di
scappare o nascondersi. In Splinter Cell ci sono due diversi livelli di
difficoltà: in modalità hard il gioco è davvero impegnativo, le guardie hanno
un maggiore campo visivo e sono più sensibili ai rumori, si hanno meno risorse
a disposizione e la difficoltà complessiva è decisamente alta.
La longevità del gioco è assicurata da missioni lunghe e complesse, ma
interrotte da alcuni checkpoint dai quali poter ripartire in caso di decesso
prematuro. Alcuni passaggi vanno affrontati più e più volte per essere
oltrepassati efficaciemente, ma consentire al giocatore di salvare in
qualsiasi momento avrebbe decisamente tolto sapore al gioco.
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Cosa serve ad un ottimo gioco per farlo diventare una Killer Application?
Semplice, i dettagli.
E Splinter Cell è ricchissimo di particolari minuziosamente ricostruiti. Ogni
livello riesce a sorprendere, i programmatori hanno fatto senza dubbio un
ottimo lavoro: le numerose animazioni che ha Sam Fisher quando lo si lascia
immobile per un po’ di tempo, la mimica facciale che cambia durante gli
interrogatori (forzati) delle guardie, lo screen saver sugli schermi dei
computer, il fiato che aumenta se si fa una rampa di scale di corsa, e che
diventa condensa quando si entra in una cella frigorifera, fino alle
piccolezze come quando Sam fa scendere il visore notturno sugli occhi con un
deciso movimento della testa perché magari si fa scudo con un ostaggio. Tutti
tocchi di classe.
Altra riuscita implementazione è quella della maniera di prendere la mira con
precisione. Si ha un mirino che lentamente si restringe col passare del tempo
in cui si sta sul bersaglio desiderato, quindi se spareremo di fretta
difficilmente si riuscirà a colpire un punto preciso, come ad esempio una
lampadina o la testa di una guardia.
A questo proposito va detto che i danni sono localizzati, se si sparerà su un
giubbotto antiproiettile il danno sarà minimo, un colpo al capo invece è
letale (imparerete a risparmiare proiettili in questo modo). Le animazioni
sono molto ben realizzate, a parte quando si scendono dei gradini dove
effettivamente si poteva fare di più, probabilmente grazie all’engine
modificato di Unreal 2.
I movimenti sono estremamente realistici, ad esempio quando ci si muove da
accovacciati, sembra che Sam Fisher bilanci il peso del corpo sulle gambe per
fare il minor rumore possibile, oppure quando si cerca di scalare superfici il
movimento delle articolazioni per fare trazione è ineccepibile.
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Sonoro
Veramente difficile trovare qualcosa che non va nel reparto audio del gioco,
sia riguardo la colonna sonora o il parlato, sia per gli effetti ambientali.
E' tutto curato in maniera esemplare. Chi possiede un impianto Dolby Digital
5.1 avrà un vantaggio non indifferente nelle missioni. In questa modalità ci
si trova veramente in mezzo all’azione, tanto da dover a malincuore
sacrificare le musiche per poter apprezzare ancora meglio la resa degli
effetti sonori.
Sentire un nemico che cammina su un balcone di legno facendo scricchiolare le
assi, a volte, può essere determinante per portarsi in una zona sicura. Ottima
la localizzazione italiana, pressoché totale, di tutto il testo scritto e del
parlato. Da ricordare che la voce del protagonista Sam Fisher, è quella di
Luca Ward, doppiatore di alcuni famosissimi attori come Keanu Reeves e Russell
Crowe.
Grafica
Ho volutamente lasciato per ultima la parte dedicata alla grafica. Splinter
Cell ridefinisce letteralmente lo standard per gli effetti di luce ed ombre su
Xbox, ma prima di entrare nel dettaglio va subito detto che il titolo Ubisoft,
sul lato tecnico, non è la perfezione, nè un gioco che sfrutta al massimo le
potenzialità della console Microsoft.
Qualche difetto c’è, nulla di grave sia ben chiaro, ma nel gioco ci sono
alcuni lievi rallentamenti e negli spazi aperti permane talvolta qualche
piccola traccia di clipping all’orizzonte. Allo stesso tempo non è ancora
perfetto l’utilizzo del FSAA.
Premesso ciò, il risultato finale è di altissimo livello: Splinter Cell è uno
dei titoli meglio riusciti graficamente su Xbox, e il suo segreto è quello di
unire ottime texture, buona dose di poligoni, ottimi effetti grafici come
riflessi, o la gestione particellare, ad una superlativa gestione delle ombre.
Tutte le ombre sono calcolate in real time, ogni sorgente di luce influenza le
ombre del personaggio e degli oggetti sulla scena, le ombre dinamiche si
proiettano con risultati differenti sulle varie superfici e in più occasioni
vi troverete colpiti dal risultato. La particolarità è che ogni tipo di luce è
gestita in maniera differente, alcune sono forti e chiare come le lampade al
neon degli uffici, altre sono pallide e sfumate come quella della luna semi
coperta dalle nubi.
Troverete gli effetti rosso-arancioni del tramonto, la luce che filtra dalle
tapparelle o tra le assi sconnesse di un porticato in legno, persino la luce
che emettono gli schermi dei monitor e quella dei televisori è diversa.
Distrutta una lampadina, ad esempio, le ombre cambieranno e di conseguenza
cambierà l’illuminazione nella stanza cosi come cambierebbe nella realtà.
Questo è senza dubbio il punto di forza di tutto il motore grafico,
complimenti ai programmatori Ubisoft, se volevano stupire con effetti
speciali, beh, ci sono riusciti perfettamente!
Prima di concludere, due note conclusive. La prima è che il livello di
difficoltà generale anche a livello normale è abbastanza alto, in alcuni
tratti potrebbe risultare frustrante per piccolezze come magari non nascondere
per bene un cadavere pena il conseguente scattare dell’allarme.
La seconda è un lato positivo del gioco, ovvero l’opzione LIVE, che non vi
permetterà di giocare in multiplayer su internet ma piuttosto servirà, quando
da marzo sarà attivo il servizio anche in Europa, di scaricare nuove missioni
e nuovi equipaggiamenti.
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Commento finale
In sintesi, cosa si può dire di Splinter Cell? Molti attendono frasi come “Ad
un anno esatto da Halo, è uscito un gioco al suo livello“ , “Una nuova Killer
Application per Xbox“ oppure “Splinter Cell è tutto quello che Metal Gear
Solid 2 doveva essere ma non è stato“.
Bene, il mio parere è che Splinter Cell incarna perfettamente tutte queste
affermazioni. Il punto di riferimento per gli stealth game ora è senza dubbio
il gioco Ubisoft, anche se non è perfetto. Qualche difetto non manca, ma
Splinter Cell riesce, tanto per rimanere in tema, a mimetizzarli grazie ad un
grande gameplay.
Un acquisto davvero obbligato su Xbox.
“…e alla fine XBox ha trovato il suo Metal Gear Solid”.
Fino a qualche mese fa sarei stato giudicato folle se mi fossi azzardato a
produrre una simile considerazione. In realtà, Splinter Cell è riuscito nella
non facile impresa di surclassare in tutto e per tutto lo scomodo e
ingombrante rivale di Konami, rispetto al quale riesce a fornire un’esperienza
di gioco più completa, più appagante e, senza alcun dubbio, più realistica.
Splinter Cell ha abilmente evitato di seguire la scia di MGS2, proponendo una
struttura di gioco certamente differente, sicuramente più impegnativa ma allo
stesso tempo in grado di far rivivere le emozioni, le situazioni quasi come ci
si trovasse realmente impegnati in una missione in cui è in gioco non solo
l’esito finale della stessa ma anche la nostra vita.
Particolari che in precedenza erano stati considerati unicamente tali,
acquistano una nuova importanza, determinante, ai fini della sopravvivenza.
Ogni passo va calcolato con grande attenzione dato che il benchè minimo rumore
potrebbe annunciare alle orecchie dei vigilanti la nostra presenza e, quindi,
metterci in serio pericolo; ogni oggetto sullo schermo può diventare uno
strumento utile oppure svelarci una via di fuga proprio quando la situazione
si fa disperata. E’ però la luce la vera protagonista di Splinter Cell e, se
la sua assenza ci permette di sperimentare tutti i postulati del genere
stealth, la sua presenza diventa invece rivelatrice della via da seguire, ma
anche, soprattutto, pericolo mortale.
La splendida realizzazione tecnica arriva inoltre a completare un quadro che
sembrava già perfetto. Per una volta non sono le texture a fare notizia ma
l’incredibile gestione delle fonti di luce e, con pari rilevanza,
l’eccezionale bagaglio di animazioni di cui dispone il protagonista. Proprio
quest’ultimo, Sam Fisher, acquista personalità grazie sia alla sua
caratterizzazione sia per lo splendido lavoro di doppiaggio che ne ha visto
accrescere il fascino e quell’alone di mistero che, da sempre circonda, gli
eroi.
E’ davvero difficile trovare qualcosa che non funzioni a dovere in Splinter
Cell. L’unico neo, se così lo si può chiamare, è quello di essere tanto
realistico quanto impegnativo, ma non credo che di ciò ci si debba lamentare
troppo. In definitiva, Splinter Cell è il gioco che tutti i possessori di XBox
aspettavano, quel titolo di spessore atteso fin dal lancio della console e di
Halo, che in passato ha dovuto quasi da solo portare in alto la promettente,
ma non sempre sfruttata nelle sua potenzialità, console di Microsoft.